Archive for maggio, 2011

Cibo Ogm, per tre italiani su quattro fa male alla salute

L’avversione dei consumatori italiani verso gli organismi geneticamente modificati emerge ancora una volta dai risultati dell’indagine statistica realizzata da Interactive market research per il mensile Espansion, presentata a Milano nell’ambito del salone Tuttofood.

Dal sondaggio – effettuato su un campione rappresentativo di 1.000 persone – risulta che il 74% degli italiani considera sicuri, probabili o comunque non da escludere i danni alla salute per chi mangia prodotti alimentari ogm mentre il 55,8% non assaggerebbe un piatto ogm o comunque sarebbe molto in dubbio se gli fosse proposto dal suo ristorante preferito.

E non sembra trattarsi di un pregiudizio a priori, visto che per l’88% degli intervistati è importante informarsi sui risultati raggiunti dalla ricerca scientifica mentre appena il 26% considera sufficiente lo spazio che i mezzi d’informazione dedicano a questi temi e il 51,8% ritiene che le regole europee sugli ogm siano troppo permissive.

La forte contrarietà  espressa nel nostro Paese verso gli organismi geneticamente modificati dà  valore alla scelta lungimirante fatta dall’Italia per un’agricoltura libera da ogm; una scelta che nasce dall’impegno di un vasto schieramento che comprende Coldiretti, movimenti ambientalisti, consumatori e istituzioni in rappresentanza della maggioranza dei cittadini e agricoltori italiani, tutti contrari alle biotecnologie nei campi e nel piatto.

Per l’Italia, ai crescenti dubbi sul piano sanitario e ambientale si aggiungono quelli determinati dalla necessità  di tutela del Made in Italy a tavola. Gli ogm spingono verso un modello di sviluppo che è il grande alleato dell’omologazione e il grande nemico della tipicità , della distintività  e dei nostri prodotti enogastronomici.

Peraltro, in Europa – anche negli 8 paesi su 27 dove la coltivazione è ammessa – nel 2010 sono calati del 3% i terreni seminati con organismi geneticamente modificati, a conferma della crescente diffidenza nei confronti di una tecnologia che gli agricoltori europei stanno abbandonando, come dimostrano le elaborazioni Coldiretti sulla base del rapporto annuale 2010 dell’International Service for the Acquisition of Agri-biotech Applications (Isaaa).

Una conferma che nel coltivare prodotti transgenici non c’è neanche convenienza economica per gli agricoltori, ma solo per le multinazionali che li producono (come ritiene anche il 64,8% degli italiani secondo l’indagine di Interactive market research) nonostante non esista un mercato, vista la persistente contrarietà  dei consumatori ad acquistare prodotti geneticamente modificati.


La politica in corso di Monsanto convince Forbes a ritrarsi

La rivista Forbes ha recentemente ammesso il proprio errore nel nominare Monsanto compagnia dell’anno nel 2009. Hanno pubblicato un articolo affermando che si erano “sbagliati su Monsanto…veramente sbagliati”

La Monsanto sta pagando i coltivatori per utilizzare i diserbanti dei  suoi concorrenti. Perchè? E’ un ultimo tentativo per affrontare la diffusione dei superinfestanti creata dalle colture OGM “Roundup Ready” (RR) della compagnia.
Gli scienziati ambientali avevano messo in guardia circa il problema della creazione di erbacce infestanti resistenti agli erbicidi ancora prima che le colture OGM Monsanto “resistenti agli erbicidi” venissero approvate. Naturalmente, la Monsanto ha negato questi preavvisi.
E, infatti, mentre la Monsanto stava dicendo agli agricoltori di non preoccuparsi delle erbe infestanti resistenti, essa stava già  preparandosi per trarre profitto dai problemi delle erbacce degli agricoltori. Nel 2001 la Monsanto ottenne un brevetto sulla miscelazione di erbicidi con Roundup per l’uso su campi RR con erbacce resistenti.

Secondo Green Generation:

“Gli scienziati delle erbe infestanti ora dicono che i superinfestanti delle colture OGM infestano oltre 11 milioni di acri di terreno agricolo negli Stati Uniti — quasi cinque volte di più della superficie di tre anni fa — con un costo per gli agricoltori statunitensi di 1 miliardo di dollari l’anno…Ma i superinfestanti creano nuove opportunità  per le aziende di pesticidi che fabbricano le colture OGM.
Data la storia della Monsanto, ci dobbiamo meravigliare che questi superinfestanti siano solo un problema imprevisto proveniente dagli OGM, oppure si stava da sempre creando il problema per pianificare il tutto?

La rivista Forbes ha recentemente ammesso il proprio errore nel nominare Monsanto compagnia dell’anno nel 2009. Hanno pubblicato un articolo affermando che si erano “sbagliati su Monsanto…veramente sbagliati” citando non solo i problemi con i superinfestanti resistenti ma anche le indagini sulle questioni antitrust e un potenziale flop di una nuova varietà  di costose sementi di mais OGM.

Fonti:

Generation Green October 26, 2010
Forbes October 12, 2010


OGM: l’Alto Adige li mette definitivamente al bando

L’Alto Adige ha messo al bando qualsiasi coltura geneticamente modificata ed è ufficialmente OGM-free.

La Giunta provinciale di Bolzano ha infatti approvato una  legge che vieta l’uso di sementi OGM in Alto Adige, mettendo quindi del tutto al bando tutti gli OGM. La norma è stata portata avanti con tenacia dall’assessorato all’agricoltura nella figura di Hans Berger che ha dovuto anche scontrarsi contro la volontà  dell’Unione Europea di non mettere al bando gli OGM.

Il presidente di AIAB (Associazione Italiana Agricoltura Biologica) , Marco Ferrante si dichiara ovviamente molto soddisfatto della decisione AltoAtesina sugli OGM  e rilancia con una proposta molto interessante:

  • lanciamo la proposta di creare un bio-distretto alpe-adriatico caratterizzato per l’esclusione degli OGM cui la Provincia Autonoma dell’Alto Adige e il Friuli Venezia Giulia potrebbero aderire di diritto a seguito delle leggi antitransgeniche adottate“.

Riuscirà  Ferrante nel suo intento? noi seguiremo l’evolversi della proposta e vi terremo sempre aggiornati.


EUROPA. Commissario Ue Agricoltura denuncia pressioni USA sugli OGM

BRUXELLES. Il commissario Ue all’agricoltura, Dacian Ciolos, ha detto che “gli Stati Uniti stanno spingendo l’Ue affinchè adotti la stessa politica aperta nei confronti delle coltivazioni Ogm, nonostante la reticenza dei consumatori verso prodotti alimentari geneticamente modificati”. In un’intervista al quotidiano rumeno “Adeverul”, Ciolos, che precisa di parlare a titolo personale, dice di essere invece “a favore di un’agricoltura tradizionale che offra alimenti di qualità , regimi variati ed una biodiversità  naturale”. “L’Europa ha sempre promosso un’agricoltura di qualità  e a favore dei prodotti locali”. Secondo il Commissario Ue, queste caratteristiche “gli Ogm non possono soddisfarle”. In merito alla Politica agricola comune (Pac), Ciolos ritiene che “i contadini dovrebbero poter scegliere ciò’ che vogliono coltivare, inclusi gli Ogm, ma questo non deve condizionare chi vuole coltivare in modo tradizionale”.

Il responsabile degli Ogm in Europa è il Commissario Ue ai Consumatori John Dalli. Ad oggi solo due tipi di prodotti Ogm possono essere coltivati in Europa: la prima tipologia di mais (MON810) è stato autorizzato nel 1998 e la seconda, la cosiddetta “patata Amflora”, nel marzo 2010 ma solo per uso industriale. Dieci altri prodotti Ogm hanno già  iniziato la procedura d’autorizzazione Ue. Gli stati membri possono solamente porre restrizioni circostanziate alla coltivazione Ogm all’interno dei propri confini, dal momento che le licenze Ue rilasciate sono valide in tutti i 27 Paesi membri. Alcuni Stati, come Austria, Ungheria, Francia, Germania, Grecia e Lussemburgo hanno già  messo al bando il MON810, e Austria, Lussemburgo e Ungheria hanno già  annunciato alla Commissione di voler proibire la patata Amflora.

di Alessio Pisanò

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ORGANISMI naturalmente MODIFICATI

Gregor Mendel È CONSIDERATO IL PADRE DELLA MODERNA GENETICA

È un sorso di birra frutto di cinque anni di ricerca quello con il null-LOX, la varietà  di orzo selezionata nei laboratori del Carlsberg Research Center. Una varietà , realizzata con la tecnica dell’impollinazione incrociata, che resiste agli attacchi dei parassiti, ma soprattutto che produce una birra che rimane fresca più a lungo.
Birgitte Skadhauge, direttore per la ricerca sulle materie prime dei laboratori danesi Carlsberg, ci tiene a precisare che la tecnica dell’impollinazione incrociata non è Ogm e «non presenta alcuna differenza» da quella usata da Gregor Mendel per i suoi famosi piselli. Le nuove varietà  vengono infatti prodotte facendo incontrare le antere cariche di polline con gli stami delle piante madri.
Questa tecnologia, utilizzata da Carlsberg fin dal 1930, non è l’unico metodo per migliorare i geni delle specie vegetali utili all’uomo. Tra queste metodiche, come racconta la professoressa Maria Lodovica Gullino, Direttore del Centro di Competenza per l’Innovazione in Campo Agro-ambientale Agroinnova di Torino, per molto tempo vi è stato anche l’utilizzo della radioattività . Negli anni 50 e 60, per modificare il patrimonio genetico del grano lo si irradiava, «andando poi a vedere cosa era successo». Questa tecnica permise di originare nuove ottime varietà . Il problema, spiega Gulino, è che in questo modo si producono anche delle mutazioni che non si vedono, «mentre con l’ingegneria genetica si opera selettivamente sui geni di interesse». Ingegneria genetica che non è solamente la tecnica del Dna ricombinante, quella associata agli Ogm, ma ogni tecnologia che interviene sul Dna in maniera mirata.
Una delle tecniche interessanti da questo punto di vista, spiega ancora Gullino, è la cisgenetica, che sposta geni appartenenti alla stessa specie. Gli obiettivi che i ricercatori si pongono non riguardano solamente la resistenza alle malattie o l’aumento dei raccolti ma, come racconta Paolo Marchesini, responsabile delle relazioni istituzionali per il Sud Europa di Pioneer Hi-Bred, si propongono di «ridurre le fluttuazioni delle rese e raddoppiare la velocità  del miglioramento genetico». Occorre infatti riuscire a dare maggiori garanzie agli agricoltori e aggirare il ciclo annuale delle piante. Le tecniche sviluppate e utilizzate da Pioneer Hi-Bred sono diverse. Tra queste vi è ad esempio il sistema «Accelerated Yield Technology-AYT», che sfrutta in maniera sinergica le diverse informazioni genetiche; la «Laser-Assisted Seed Selection – LASS», ossia la selezione del seme assistita dal laser per conoscere le caratteristiche di ogni singolo seme della pianta prima ancora di seminare o il «Gene shuffling», una metodica che stimola l’attività  dei geni ritenuti più interessanti.
Accanto a queste vi è poi l’uso intensivo della selezione assistita da marcatori molecolari (Marker assisted selection – Mas): una tecnologia ormai matura che ha permesso di migliorare le culture di molti alimenti. «La velocità  di elaborazione dei marcatori – spiega Marchesini – nell’ultimo decennio è aumentata di mille volte». Accanto a queste metodiche andrebbero anche inserite quelle sul Dna ricombinante, o transgeniche, oggi in Europa molto regolamentate. Una regolamentazione che finisce anche per colpire i metodi non trans: dalla cisgenetica al gene shuffling. «ÃƒË† come avere un tavolo al quale manca una gamba», suggerisce Marchesini. La sfida è chiara: cibo sufficiente per l’umanità  di domani.


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