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UE, incerti i benefici del transgenico

 

OGM & POLITICA

 

Secondo la Commissione Ue i dati raccolti fra gli stati membri non danno un quadro chiaro dei benefici socio-economici delle coltivazioni Ogm, mentre resta la frattura tra favorevoli e contrari
di Nicoletta De Cillis


Cibo Ogm, per tre italiani su quattro fa male alla salute

L’avversione dei consumatori italiani verso gli organismi geneticamente modificati emerge ancora una volta dai risultati dell’indagine statistica realizzata da Interactive market research per il mensile Espansion, presentata a Milano nell’ambito del salone Tuttofood.

Dal sondaggio – effettuato su un campione rappresentativo di 1.000 persone – risulta che il 74% degli italiani considera sicuri, probabili o comunque non da escludere i danni alla salute per chi mangia prodotti alimentari ogm mentre il 55,8% non assaggerebbe un piatto ogm o comunque sarebbe molto in dubbio se gli fosse proposto dal suo ristorante preferito.

E non sembra trattarsi di un pregiudizio a priori, visto che per l’88% degli intervistati è importante informarsi sui risultati raggiunti dalla ricerca scientifica mentre appena il 26% considera sufficiente lo spazio che i mezzi d’informazione dedicano a questi temi e il 51,8% ritiene che le regole europee sugli ogm siano troppo permissive.

La forte contrarietà  espressa nel nostro Paese verso gli organismi geneticamente modificati dà  valore alla scelta lungimirante fatta dall’Italia per un’agricoltura libera da ogm; una scelta che nasce dall’impegno di un vasto schieramento che comprende Coldiretti, movimenti ambientalisti, consumatori e istituzioni in rappresentanza della maggioranza dei cittadini e agricoltori italiani, tutti contrari alle biotecnologie nei campi e nel piatto.

Per l’Italia, ai crescenti dubbi sul piano sanitario e ambientale si aggiungono quelli determinati dalla necessità  di tutela del Made in Italy a tavola. Gli ogm spingono verso un modello di sviluppo che è il grande alleato dell’omologazione e il grande nemico della tipicità , della distintività  e dei nostri prodotti enogastronomici.

Peraltro, in Europa – anche negli 8 paesi su 27 dove la coltivazione è ammessa – nel 2010 sono calati del 3% i terreni seminati con organismi geneticamente modificati, a conferma della crescente diffidenza nei confronti di una tecnologia che gli agricoltori europei stanno abbandonando, come dimostrano le elaborazioni Coldiretti sulla base del rapporto annuale 2010 dell’International Service for the Acquisition of Agri-biotech Applications (Isaaa).

Una conferma che nel coltivare prodotti transgenici non c’è neanche convenienza economica per gli agricoltori, ma solo per le multinazionali che li producono (come ritiene anche il 64,8% degli italiani secondo l’indagine di Interactive market research) nonostante non esista un mercato, vista la persistente contrarietà  dei consumatori ad acquistare prodotti geneticamente modificati.


ORGANISMI naturalmente MODIFICATI

Gregor Mendel È CONSIDERATO IL PADRE DELLA MODERNA GENETICA

È un sorso di birra frutto di cinque anni di ricerca quello con il null-LOX, la varietà  di orzo selezionata nei laboratori del Carlsberg Research Center. Una varietà , realizzata con la tecnica dell’impollinazione incrociata, che resiste agli attacchi dei parassiti, ma soprattutto che produce una birra che rimane fresca più a lungo.
Birgitte Skadhauge, direttore per la ricerca sulle materie prime dei laboratori danesi Carlsberg, ci tiene a precisare che la tecnica dell’impollinazione incrociata non è Ogm e «non presenta alcuna differenza» da quella usata da Gregor Mendel per i suoi famosi piselli. Le nuove varietà  vengono infatti prodotte facendo incontrare le antere cariche di polline con gli stami delle piante madri.
Questa tecnologia, utilizzata da Carlsberg fin dal 1930, non è l’unico metodo per migliorare i geni delle specie vegetali utili all’uomo. Tra queste metodiche, come racconta la professoressa Maria Lodovica Gullino, Direttore del Centro di Competenza per l’Innovazione in Campo Agro-ambientale Agroinnova di Torino, per molto tempo vi è stato anche l’utilizzo della radioattività . Negli anni 50 e 60, per modificare il patrimonio genetico del grano lo si irradiava, «andando poi a vedere cosa era successo». Questa tecnica permise di originare nuove ottime varietà . Il problema, spiega Gulino, è che in questo modo si producono anche delle mutazioni che non si vedono, «mentre con l’ingegneria genetica si opera selettivamente sui geni di interesse». Ingegneria genetica che non è solamente la tecnica del Dna ricombinante, quella associata agli Ogm, ma ogni tecnologia che interviene sul Dna in maniera mirata.
Una delle tecniche interessanti da questo punto di vista, spiega ancora Gullino, è la cisgenetica, che sposta geni appartenenti alla stessa specie. Gli obiettivi che i ricercatori si pongono non riguardano solamente la resistenza alle malattie o l’aumento dei raccolti ma, come racconta Paolo Marchesini, responsabile delle relazioni istituzionali per il Sud Europa di Pioneer Hi-Bred, si propongono di «ridurre le fluttuazioni delle rese e raddoppiare la velocità  del miglioramento genetico». Occorre infatti riuscire a dare maggiori garanzie agli agricoltori e aggirare il ciclo annuale delle piante. Le tecniche sviluppate e utilizzate da Pioneer Hi-Bred sono diverse. Tra queste vi è ad esempio il sistema «Accelerated Yield Technology-AYT», che sfrutta in maniera sinergica le diverse informazioni genetiche; la «Laser-Assisted Seed Selection – LASS», ossia la selezione del seme assistita dal laser per conoscere le caratteristiche di ogni singolo seme della pianta prima ancora di seminare o il «Gene shuffling», una metodica che stimola l’attività  dei geni ritenuti più interessanti.
Accanto a queste vi è poi l’uso intensivo della selezione assistita da marcatori molecolari (Marker assisted selection – Mas): una tecnologia ormai matura che ha permesso di migliorare le culture di molti alimenti. «La velocità  di elaborazione dei marcatori – spiega Marchesini – nell’ultimo decennio è aumentata di mille volte». Accanto a queste metodiche andrebbero anche inserite quelle sul Dna ricombinante, o transgeniche, oggi in Europa molto regolamentate. Una regolamentazione che finisce anche per colpire i metodi non trans: dalla cisgenetica al gene shuffling. «ÃƒË† come avere un tavolo al quale manca una gamba», suggerisce Marchesini. La sfida è chiara: cibo sufficiente per l’umanità  di domani.


NOVARA E VCO: TERRITORI LIBERI DA PRODOTTI OGM

“Siamo orgogliosi di un territorio libero da Ogm: la gente è con noi, lo dimostra continuamente – non ultimo durante il dibattito di sabato sera a Oleggio dedicato al latte – e non possiamo che giudicare positivamente l’orientamento del nuovo ministro Romano, che ha già  ribadito come in Italia non vi sia spazio per il biotech in agricoltura. Dobbiamo altresଠdifendere la rintracciabilità  e la promozione dei nostri prodotti tipici sul territorio nazionale e all’estero, cogliendo in essi uno strumento valido per lo sviluppo economico delle nostre province e, più in generale, per il Paese”. Con queste parole il presidente e il direttore della Coldiretti interprovinciale Paolo Rovellotti e Francesco Renzoni commentano l’orientamento espresso dal ministro delle Politiche Agricole Saverio Romano che, nel suo intervento programmatico al Parlamento, ha indicato per il settore agricolo una strategia orientata alla difesa dell’identità  territoriale del Made in Italy nei confronti della disinformazione in etichetta, della contraffazione e dell’omologazione da Ogm. L’impegno per la tutela del Made in Italy agroalimentare si esplicita nell’annuncio della prossima definizione dei decreti applicativi per l’obbligo di indicare in etichetta l’origine dei prodotti a partire dal latte e dai formaggi sulla base della legge approvata dal Parlamento italiano all’inizio dell’anno. Nell’intervento del ministro c’è un deciso incoraggiamento nei confronti della filiera corta e della vendita diretta nei mercati degli agricoltori. Sul piano internazionale l’azione del ministero si indirizzerà  verso la difesa del budget nell’ambito della riforma della Politica Agricola Comune con la volontà  di premiare i comportamenti virtuosi delle imprese sul piano della multifunzionalità  mentre, per quanto riguarda gli accordi sul commercio, si vuole  assicurare la piena reciprocità  in tema di tracciabilità , sicurezza e salubrità  e regole nell’ambito degli accordi bilaterali con il Mercosur e i Paesi del Mediterraneo. Il ministro Romano, nei giorni scorsi, si è soffermato anche sull’importanza del cereale novarese e vercellese per eccellenza: nel corso di una visita nella vicina città  eusebiana, infatti il titolare del Mipaaf si è detto “convinto del fatto che la comprensione e la soluzione dei problemi passino dalla conoscenza del territorio, e questo territorio racchiude in sè la vera cultura del riso Italiano”. Un comparto che, per Romano, “è una voce importante del nostro settore primario; e l’Italia, anche nella risicoltura, primeggia nel mondo per la sua qualità ”. Romano ha parlato anche dell’importanza di garantire risorse irrigue: “Mi rendo conto di quanto sia importante per questi territori l’approvvigionamento idrico. Senza il quale – ha concluso Romano – non sarebbe possibile l’eccellente produzione di cui con la loro maestria i produttori locali sono capaci”. Riso, ma non solo: il Novarese e il Vco sono terre di vini Doc e Docg, di formaggi pregiati (dal Bettelmatt all’Ossolano, dalle Tome al Taleggio passando ovviamente per il “principe” Gorgonzola), di produzioni ortofrutticole, di salumi tipici come salam d’la duja, fidighin, salami d’oca, mortadelle, mocette e violini di capra, di latte qualitativamente elevato, di miele, fiori e piccoli frutti: un patrimonio che dobbiamo assolutamente difendere.


Ungheria, divieto degli OGM

Il sottosegretario del Ministero dello Sviluppo Rurale ha dichiarato che per l’Ungheria rimane importante che nel Paese non vengano coltivati prodotti geneticamente manipolati.

In un incontro organizzato presso il palazzo del Parlamento ungherese dei presidenti delle commissioni di agricoltura dei Paesi dell’UE (nell’ambito del semestre di presidenza europea dell’Ungheria), il sottosegretario ha ribadito che la chiave del successo per l’agricoltura ungherese è la produzione sana, sicura, priva di residui di sostanze chimiche, in grado di conservare la purezza delle acque e del suolo, della flora e della fauna, il paesaggio e le sue colture. Con questo tipo di agricoltura i prodotti hanno possibilità  di trovare mercati di sbocco. In questo quadro non rientrano i prodotti OGM.

Fonte: ICE


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