Barbara: incontro su “L’alimentazione biologica nella mensa scolastica”
L’Amministrazione Comunale informa che si terrà venerdଠ29 aprile un incontro aperto a tutti gli interessati sull’importanza di un’alimentazione sana e priva di pesticidi, soprattutto nei bambini in età scolare.
L’incontro è rivolto in particolar modo ai genitori, per illustrare innanzitutto il progetto che da alcuni mesi si sta portando avanti nella mensa scolastica di Barbara: la parziale introduzione di cibi da agricoltura biologica, come pasta e passata di pomodoro.
La scelta nasce da una consapevolezza sempre più forte che un’alimentazione priva di pesticidi e OGM è ad alto valore nutrizionale ed è sinonimo di sicurezza alimentare.
All’incontro, che si terrà venerdଠ29 aprile alle ore 21:00, presso il Salone Comunale di Barbara, verranno dunque approfonditi tutti questi aspetti. Interverranno, oltre gli Amministratori Comunali, Bruno Sebastianelli della Coop. “La Terra e il Cielo” e Paolo Ciarimboli, agricoltore ed esperto di fattorie didattiche.
dal Comune di Barbara
Ogm: Pe, per vietare le colture in Ue bastano motivi ambientali
Gli Stati membri che vogliono limitare o vietare la coltura di organismi geneticamente modificati (Ogm), “dovrebbero poter invocare dei motivi ambientali”: dalla resistenza ai pesticidi alla disseminazione nell’ambiente alla tutela della biodiversita’. E’ quanto hanno sostenuto oggi a Bruxelles i deputati della commissione ambiente del Parlamento europeo in quanto ritengono che le ragioni ambientali “potrebbero rafforzare la protezione giuridica dei Paesi che vogliono vietare prodotti transgenici, contro eventuali contestazioni all’Organizzazione mondiale per il commercio (Wto)”. Ma anche, aggiungono, queste misure permetterebbero di completare “il ruolo dell’Agenzia europea per la sicurezza alimentare nella valutazione delle ripercussioni degli Ogm sulla salute e l’ambiente”.
La maggioranza degli europarlamentari nella commissione ambiente ha quindi giocato, oggi a Bruxelles, la carta del compromesso sulle motivazioni che possono invocare gli Stati membri per vietare di introdurre la coltura di Ogm sul loro territorio. Infatti, se una parte degli eurodeputati avrebbe preferito respingere in blocco la proposta dell’Esecutivo Ue, la maggioranza invece ha preferito seguire la relatrice, la liberaldemocratica francese Corinne Lepage, votando in favore dell’inserimento delle motivazione ambientali nella proposta della Commissione europea. Per Lepage, con questo voto gli eurodeputati hanno inviato una segnale chiaro al Consiglio e all’Esecutivo Ue: ossia, “Bisogna mantenere il sistema di autorizzazione comunitario degli Ogm, riconoscendo nel contempo che certi aspetti agroambientali, come gli impatti socioeconomici legati alla contaminazione, possono essere invocati dagli Stati membri per giustificarne il divieto di coltivarli”. I deputati della commissione ambiente sono anche convinti che gli aspetti socioeconomici potrebbero costituire un motivo legittimo per vietare la coltura degli Ogm: ad esempio quando il rischio di contaminazione non puo’ essere controllato, o per proteggere altri tipi di colture. In Europa Austria, Francia, Grecia, Ungheria, Germania e Lussemburgo applicano una ‘clausola di salvaguardia’ per vietare la coltura di alcuni Ogm allo scopo di proteggere la salute e l’ambiente sul proprio territorio. (ANSA).
Marini: “Contro gli Ogm bene le leggi salva territorio”
“Le iniziative legislative ‘salva territorio’ adottate in Veneto ed in Friuli per difendere le campagne dalle contaminazioni del transgenico rappresentano un impegno concreto per la valorizzazione delle realtà produttive locali ma anche un monito nei confronti dei crimini ambientali reali o solo annunciati, sui quali chiediamo alle autorità responsabili di intervenire per evitare, come purtroppo già avvenuto, danni irreparabili”.
E’ quanto afferma il presidente della Coldiretti Sergio Marini nell’esprimere apprezzamento per l’impegno delle Regioni che hanno interpretato la volontà della stragrande maggioranza degli italiani che non vogliono il biotech nei campi e sulla tavola.
“Occorre prevenire – sostiene Marini – un disegno criminale che rischia di contaminare il territorio senza alcun beneficio economico per gli agricoltori anzi compromettendo l’unico asset di competitività che il Made in Italy può giocare nell’agroalimentare. Lo dimostra peraltro il flop delle semine nei paesi europei dove è ammessa la coltivazioni”.
Nel 2010 i terreni seminati con organismi geneticamente modificati in Europa sono calati del 3 per cento a conferma della crescente diffidenza nei confronti di una tecnologia che gli agricoltori europei stanno abbandonando, anche nei Paesi dove è ammessa, poichè nel coltivare prodotti transgenici non c’è neanche convenienza economica, secondo le elaborazioni Coldiretti sul rapporto annuale 2010 dell’ “International Service for the Acquisition of Agri-biotech Applications” (ISAAA).
Il fatto che, anche dove è possibile la coltivazione, gli agricoltori riducano le semine è la concreta dimostrazione che per gli ogm attualmente in commercio non c’è quella miracolosa convenienza economica che le multinazionali e i loro “tifosi” propagandano. Tutt’altro, a tredici anni dalla loro introduzione in Europa, le coltivazioni biotech sono in calo per il secondo anno consecutivo e rappresentano appena lo 0,05 per cento perchè, di fatto, non sono riuscite a trovare un mercato, vista la persistente contrarietà dei consumatori ad acquistare prodotti geneticamente modificati.
Ogm, Cia: non risolvono la fame nel mondo. Occorre aiutare i paesi poveri sviluppare le loro agricolture
Il presidente della Cia Giuseppe Politi sottolinea che gli organismi geneticamente modificati non rappresentano la soluzione. Bisogna sviluppare seri e moderni programmi di coltivazione.
“Gli Ogm non risolvono i problemi dei paesi più poveri, nè sono la panacea per combattere e vincere la fame del mondo. È uno spettro che si batte con più agricoltura. Da qui l’impegno per far crescere, con adeguati interventi, l’agricoltura proprio nelle aree più povere del Pianeta. Non vorremmo che dietro alle nuove tensioni che si stanno registrando sui mercati delle materie prime alimentari ci siano quelle multinazionali che spingono per le loro sementi geneticamente modificate. Altrimenti si finiscano per determinare scelte a vantaggio di pochi”. A sostenerlo è il presidente della Cia-Confederazione italiana agricoltori Giuseppe Politi in merito alle affermazioni di alcuni esponenti del mondo scientifico e al documento dalla Pontificia Accademia delle Scienze.
Politi si dice preoccupato per la situazione veramente esplosiva che si registra in molte aree del Pianeta sotto il profilo alimentare. “La soluzione Ogm -sottolinea- non è percorribile. Credo che bisogna battere altre strade. Occorre prima di tutto abbandonare il vecchio tipo di cooperazione internazionale che puntava solo sull’assistenza ai poveri della Terra. Si portano derrate alimentari, mentre le agricolture di questi paesi non vengono affatto sviluppate. Bisogna, invece, procedere in maniera completamente diversa. Dobbiamo aiutare i paesi poveri a migliorare le loro agricolture attraverso seri e moderni programmi di coltivazione. Solo cosଠsi possono accrescere le produzioni. E per fare ciò non servono gli Ogm che finirebbero solo per appiattire l’agricoltura e la sua fondamentale biodiversità ”.
“D’altronde, l’agricoltura europea e quella di altre aree industrializzate si è sviluppata -avverte il presidente della Cia- senza l’ausilio degli Ogm. E penso che bisogna continuare in tale direzione”.
“Quindi, un ‘no’ agli Ogm e l’avvio immediato -rimarca Politi- di concreti interventi ‘in loco’ per far sviluppare l’agricoltura in tutti questi paesi dove la fame è un problema quotidiano. Evitare, in sostanza, spinte concentriche e speculazioni che aprono le porte unicamente a vendite massicce di prodotti biotech, lasciando gli ultimi della Terra nella loro povertà , nella loro fame, nell’emarginazione. Bisogna scongiurare che il dramma di milioni di persone si trasformi in profitto per pochi ricchi”.
AMBIENTE – Usa, erbe contaminate da Ogm
Scoperti nell’Oregon altri casi di piante divenute resistenti all’erbicida Roundup a causa delle semine sperimentali del 2002
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15 novembre 2010 – Nuovi casi di erbe che hanno sviluppato il gene della resistenza all’azione dell’erbicida a base di glifosato sono stati scoperti nell’Oregon orientale, negli Stati Uniti.
Dalle verifiche effettuate dagli agronomi è emerso che si tratta della contaminazione dell’ Agrostide stolonifera, una graminacea foraggiera utilizzata soprattutto per i tappeti erbosi dei campi da golf e presente nei canali e nei campi di Ontario e Nyssa. L’inquinamento genetico dell’erba perenne risalirebbe ad alcune semine sperimentali della varietà geneticamente modificata per la resistenza all’erbicida glifosato, il Roundup della Monsanto, e la cui commercializzazione è ancora in sospeso per decisione del Dipartimento per l’agricoltura. Già nel 2004, da una ricerca condotta dall’Agenzia per la protezione ambientale (EPA), era emerso che alcuni campioni di Agrostide stolonifera selvatica presentavano nel proprio genoma il transgene della resistenza all’erbicida, e quindi che i semi e i pollini si erano dispersi fino a ventuno chilometri di distanza dai campi sperimentali dell’Oregon centrale, dove l’erba transgenica era stata seminata nel 2002. Una indagine successiva, pubblicata nel 2006 sulla rivista di Ecologia Applicata, aveva fatto emergere che il 62% delle piante non OGM testate presentavano la resistenza al glifosato, e questo tre anni dopo l’interruzione della sperimentazione su campo. La Scotts LLC., l’azienda che ha acquisito il brevetto della Monsanto, è stata condannata al pagamento di una multa di 500.000 dollari, la penale più alta imposta fino ad ora. Anche il ricorso da parte dell’azienda alla Corte di Appello è stato rigettato in base alla motivazione che il via libera alla sperimentazione in campo aperto era stato concesso dal Dipartimento per l’agricoltura in assenza di una valutazione di impatto ambientale. |
