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EUROPA. Commissario Ue Agricoltura denuncia pressioni USA sugli OGM

BRUXELLES. Il commissario Ue all’agricoltura, Dacian Ciolos, ha detto che “gli Stati Uniti stanno spingendo l’Ue affinchè adotti la stessa politica aperta nei confronti delle coltivazioni Ogm, nonostante la reticenza dei consumatori verso prodotti alimentari geneticamente modificati”. In un’intervista al quotidiano rumeno “Adeverul”, Ciolos, che precisa di parlare a titolo personale, dice di essere invece “a favore di un’agricoltura tradizionale che offra alimenti di qualità , regimi variati ed una biodiversità  naturale”. “L’Europa ha sempre promosso un’agricoltura di qualità  e a favore dei prodotti locali”. Secondo il Commissario Ue, queste caratteristiche “gli Ogm non possono soddisfarle”. In merito alla Politica agricola comune (Pac), Ciolos ritiene che “i contadini dovrebbero poter scegliere ciò’ che vogliono coltivare, inclusi gli Ogm, ma questo non deve condizionare chi vuole coltivare in modo tradizionale”.

Il responsabile degli Ogm in Europa è il Commissario Ue ai Consumatori John Dalli. Ad oggi solo due tipi di prodotti Ogm possono essere coltivati in Europa: la prima tipologia di mais (MON810) è stato autorizzato nel 1998 e la seconda, la cosiddetta “patata Amflora”, nel marzo 2010 ma solo per uso industriale. Dieci altri prodotti Ogm hanno già  iniziato la procedura d’autorizzazione Ue. Gli stati membri possono solamente porre restrizioni circostanziate alla coltivazione Ogm all’interno dei propri confini, dal momento che le licenze Ue rilasciate sono valide in tutti i 27 Paesi membri. Alcuni Stati, come Austria, Ungheria, Francia, Germania, Grecia e Lussemburgo hanno già  messo al bando il MON810, e Austria, Lussemburgo e Ungheria hanno già  annunciato alla Commissione di voler proibire la patata Amflora.

di Alessio Pisanò

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ORGANISMI naturalmente MODIFICATI

Gregor Mendel È CONSIDERATO IL PADRE DELLA MODERNA GENETICA

È un sorso di birra frutto di cinque anni di ricerca quello con il null-LOX, la varietà  di orzo selezionata nei laboratori del Carlsberg Research Center. Una varietà , realizzata con la tecnica dell’impollinazione incrociata, che resiste agli attacchi dei parassiti, ma soprattutto che produce una birra che rimane fresca più a lungo.
Birgitte Skadhauge, direttore per la ricerca sulle materie prime dei laboratori danesi Carlsberg, ci tiene a precisare che la tecnica dell’impollinazione incrociata non è Ogm e «non presenta alcuna differenza» da quella usata da Gregor Mendel per i suoi famosi piselli. Le nuove varietà  vengono infatti prodotte facendo incontrare le antere cariche di polline con gli stami delle piante madri.
Questa tecnologia, utilizzata da Carlsberg fin dal 1930, non è l’unico metodo per migliorare i geni delle specie vegetali utili all’uomo. Tra queste metodiche, come racconta la professoressa Maria Lodovica Gullino, Direttore del Centro di Competenza per l’Innovazione in Campo Agro-ambientale Agroinnova di Torino, per molto tempo vi è stato anche l’utilizzo della radioattività . Negli anni 50 e 60, per modificare il patrimonio genetico del grano lo si irradiava, «andando poi a vedere cosa era successo». Questa tecnica permise di originare nuove ottime varietà . Il problema, spiega Gulino, è che in questo modo si producono anche delle mutazioni che non si vedono, «mentre con l’ingegneria genetica si opera selettivamente sui geni di interesse». Ingegneria genetica che non è solamente la tecnica del Dna ricombinante, quella associata agli Ogm, ma ogni tecnologia che interviene sul Dna in maniera mirata.
Una delle tecniche interessanti da questo punto di vista, spiega ancora Gullino, è la cisgenetica, che sposta geni appartenenti alla stessa specie. Gli obiettivi che i ricercatori si pongono non riguardano solamente la resistenza alle malattie o l’aumento dei raccolti ma, come racconta Paolo Marchesini, responsabile delle relazioni istituzionali per il Sud Europa di Pioneer Hi-Bred, si propongono di «ridurre le fluttuazioni delle rese e raddoppiare la velocità  del miglioramento genetico». Occorre infatti riuscire a dare maggiori garanzie agli agricoltori e aggirare il ciclo annuale delle piante. Le tecniche sviluppate e utilizzate da Pioneer Hi-Bred sono diverse. Tra queste vi è ad esempio il sistema «Accelerated Yield Technology-AYT», che sfrutta in maniera sinergica le diverse informazioni genetiche; la «Laser-Assisted Seed Selection – LASS», ossia la selezione del seme assistita dal laser per conoscere le caratteristiche di ogni singolo seme della pianta prima ancora di seminare o il «Gene shuffling», una metodica che stimola l’attività  dei geni ritenuti più interessanti.
Accanto a queste vi è poi l’uso intensivo della selezione assistita da marcatori molecolari (Marker assisted selection – Mas): una tecnologia ormai matura che ha permesso di migliorare le culture di molti alimenti. «La velocità  di elaborazione dei marcatori – spiega Marchesini – nell’ultimo decennio è aumentata di mille volte». Accanto a queste metodiche andrebbero anche inserite quelle sul Dna ricombinante, o transgeniche, oggi in Europa molto regolamentate. Una regolamentazione che finisce anche per colpire i metodi non trans: dalla cisgenetica al gene shuffling. «ÃƒË† come avere un tavolo al quale manca una gamba», suggerisce Marchesini. La sfida è chiara: cibo sufficiente per l’umanità  di domani.


NOVARA E VCO: TERRITORI LIBERI DA PRODOTTI OGM

“Siamo orgogliosi di un territorio libero da Ogm: la gente è con noi, lo dimostra continuamente – non ultimo durante il dibattito di sabato sera a Oleggio dedicato al latte – e non possiamo che giudicare positivamente l’orientamento del nuovo ministro Romano, che ha già  ribadito come in Italia non vi sia spazio per il biotech in agricoltura. Dobbiamo altresଠdifendere la rintracciabilità  e la promozione dei nostri prodotti tipici sul territorio nazionale e all’estero, cogliendo in essi uno strumento valido per lo sviluppo economico delle nostre province e, più in generale, per il Paese”. Con queste parole il presidente e il direttore della Coldiretti interprovinciale Paolo Rovellotti e Francesco Renzoni commentano l’orientamento espresso dal ministro delle Politiche Agricole Saverio Romano che, nel suo intervento programmatico al Parlamento, ha indicato per il settore agricolo una strategia orientata alla difesa dell’identità  territoriale del Made in Italy nei confronti della disinformazione in etichetta, della contraffazione e dell’omologazione da Ogm. L’impegno per la tutela del Made in Italy agroalimentare si esplicita nell’annuncio della prossima definizione dei decreti applicativi per l’obbligo di indicare in etichetta l’origine dei prodotti a partire dal latte e dai formaggi sulla base della legge approvata dal Parlamento italiano all’inizio dell’anno. Nell’intervento del ministro c’è un deciso incoraggiamento nei confronti della filiera corta e della vendita diretta nei mercati degli agricoltori. Sul piano internazionale l’azione del ministero si indirizzerà  verso la difesa del budget nell’ambito della riforma della Politica Agricola Comune con la volontà  di premiare i comportamenti virtuosi delle imprese sul piano della multifunzionalità  mentre, per quanto riguarda gli accordi sul commercio, si vuole  assicurare la piena reciprocità  in tema di tracciabilità , sicurezza e salubrità  e regole nell’ambito degli accordi bilaterali con il Mercosur e i Paesi del Mediterraneo. Il ministro Romano, nei giorni scorsi, si è soffermato anche sull’importanza del cereale novarese e vercellese per eccellenza: nel corso di una visita nella vicina città  eusebiana, infatti il titolare del Mipaaf si è detto “convinto del fatto che la comprensione e la soluzione dei problemi passino dalla conoscenza del territorio, e questo territorio racchiude in sè la vera cultura del riso Italiano”. Un comparto che, per Romano, “è una voce importante del nostro settore primario; e l’Italia, anche nella risicoltura, primeggia nel mondo per la sua qualità ”. Romano ha parlato anche dell’importanza di garantire risorse irrigue: “Mi rendo conto di quanto sia importante per questi territori l’approvvigionamento idrico. Senza il quale – ha concluso Romano – non sarebbe possibile l’eccellente produzione di cui con la loro maestria i produttori locali sono capaci”. Riso, ma non solo: il Novarese e il Vco sono terre di vini Doc e Docg, di formaggi pregiati (dal Bettelmatt all’Ossolano, dalle Tome al Taleggio passando ovviamente per il “principe” Gorgonzola), di produzioni ortofrutticole, di salumi tipici come salam d’la duja, fidighin, salami d’oca, mortadelle, mocette e violini di capra, di latte qualitativamente elevato, di miele, fiori e piccoli frutti: un patrimonio che dobbiamo assolutamente difendere.


Ambiente, Cia: ok nuova strategia Ue sulla biodiversità . Agricoltori in prima linea

La Cia commenta positivamente l’annuncio del piano al 2020 della Commissione europea per la difesa degli ecosistemi.

La tutela della biodiversità  è una responsabilità  comune e gli agricoltori sono pronti a fare la loro parte. Lo afferma la Cia-Confederazione italiana agricoltori, commentando il lancio della nuova strategia per la tutela della biodiversità  in Europa nel prossimo decennio.
La Commissione Ue -spiega la Cia- ha previsto sei obiettivi da qui al 2020 per ridurre in modo sostanziale le minacce che incombono sulla biodiversità . Una scelta obbligata, visto che il ritmo a cui le specie animali e vegetali si estinguono oggi è mille volte superiore a quello naturale, a causa soprattutto delle attività  umane.
In particolare -continua la Cia- tra i sei obiettivi per arrestare la perdita di biodiversità  c’è quello di garantire la sostenibilità  delle attività  agricole e forestali. Compito che il nostro settore primario in parte già  svolge: grazie a buone pratiche come l’agricoltura di conservazione, l’agricoltura biologica, la riforestazione, il pascolo rotativo e il ripristino delle terre degradate, gli agricoltori contribuiscono alla protezione e alla difesa della biodiversità .
Affinchè questi sforzi raggiungano una diffusione capillare su scala sia nazionale che globale, però, è necessario prevedere -conclude la Cia- politiche concrete, finanziamenti adeguati a tutti i livelli e misure di incoraggiamento per gli agricoltori, come per esempio una remunerazione per i servizi forniti a salvaguardia degli ecosistemi. Tenendo sempre presente che la tutela della biodiversità  è assolutamente incompatibile con la presenza di Ogm.


Perù: porte aperte agli OGM?

Basterebbe fare un giro tra le variopinte bancarelle di uno dei tanti mercati agroalimentari del Perù per rendersi conto della straordinaria varietà  biologica che caratterizza il paese. Frutti di tutti i tipi, mais di ogni forma e colore (persino viola), oltre duemila varietà  di patata, migliaia di piante medicinali fanno del Perù uno dei paesi più biodiversi del pianeta. Dagli altipiani alla costa, dalle Ande alla Foresta Amazzonica.

L’agricoltura contadina caratterizza da sempre la cultura e l’economia nazionale. Negli ultimi dieci anni, la produzione ecologica certificata è quadruplicata, gli ettari di terreno destinati alla coltivazione organica cresciuti di sei volte; le esportazioni di prodotti biologici generano oggi un valore di oltre 220 milioni di dollari, contro i 30 milioni dell’anno duemila; il mercato interno è in continua crescita, attraverso le sempre più numerose fiere ecologiche.

Ma se la natura offre, spetta all’uomo conservare. Il Perù ha rappresentato sino ad oggi un paese all’avanguardia per quanto riguarda la protezione e la valorizzazione del proprio ambiente biodiverso, grazie allo sforzo degli stessi agricoltori, di alcune ong quali PerຠEcolà³gico e di una linea di governo ben chiara, frutto del lavoro congiunto del Ministero dell’Agricoltura, quello dell’Ambiente e quello della Salute.

Un recente regolamento rischia però di compromettere tutto. È di questa settimana la notizia del via libera, da parte del Ministero dell’Agricoltura, alla produzione e commercializzazione di prodotti geneticamente modificati all’interno del paese, attraverso il Decreto Supremo 003-2011-AG.

Un regolamento che di chiaro ha solo la potenziale pericolosità . Per il resto, sembra che molti aspetti non quadrino nell’improvviso cambio di condotta del Governo peruviano. Il dossier inviato dal Ministero dell’Agricoltura alla segreteria della Presidenza della Repubblica parla di una decisione frutto del lavoro congiunto con il Ministero dell’Ambiente e la Piattaforma Perù Libero dai Transgenici, ma i due soggetti negano espressamente di essere stati coinvolti nella scelta finale. Più che sospetta, inoltre, la recente nomina “con efficacia anticipata” di Alexandre Grobman Tversqui come consulente dell’alta direzione del Ministero dell’Agricoltura. Grobman riveste al contempo la carica di presidente di Peràºbiotec, organizzazione che promuove l’ingresso di sementi geneticamente modificate nel paese e presiede la giunta direttiva delle imprese Semillas Penta del Perù e Productora Agrà­cola del Campo. Un conflitto di interessi neanche minimamente celato.

Ma se colossi come Monsanto e Dupont si sfregano le mani iniziando a fare i conti sui futuri introiti, le associazioni contadine, i piccoli produttori, il settore sanitario, il mondo accademico, le ong, il comparto della gastronomia, le associazioni di consumatori e la società  civile in generale giurano di dare battaglia.

La Confederazione Nazionale Agraria, che rappresenta i piccoli-medi agricoltori, ha emesso un comunicato ufficiale dove si dichiara come ” le migliaia di contadini che producono oltre il 60% dei prodotti alimentari del paese saranno altamente danneggiati da questo decreto, che pone fine all’agricoltura su piccola scala ed implica un utilizzo intensivo di terra ed acqua“. Secondo la ong PerຠEcolà³gico “lo sprigionamento di polline tossico generato dalle sementi transgeniche comprometterà  la nostra biodiversità “.

Anche il rinomato chef peruviano Gastà³n Acurio, un’autentica icona in tutta l’America Latina, è sceso in campo in difesa della diversità  biologica. “Se esiste anche un minimo dubbio che il via libera alla commercializzazione di OGM possa danneggiare la nostra biodiversità , è nostro dovere opporci. Siamo a favore di una politica di sviluppo della nostra agricoltura organica, che rappresenta un immenso vantaggio competitivo nel mondo. L’agricoltura transgenica non è parte della nostra realtà , siamo a favore di un dibattito che difenda l’interesse di tutto il Perù, anzichè altri interessi particolaristici“.

Mentre l’Associazione Nazionale di Produttori Ecologici denuncia la mancanza di un dialogo aperto e sincero da parte del Governo centrale, le municipalità  di Lima, Loreto, Ayacucho, Cusco e altre ancora giocano la carta della disobbedienza, con l’emissione di un’ordinanza con la quale si dichiarano “zone libere dai prodotti transgenici”. Nel frattempo anche la società  civile è scesa in piazza, puntando dritto al ritiro di un decreto lesivo dell’agricoltura tradizionale, la gastronomia, la salute, l’ambiente e la sovranità  popolare. Senza contare l’eventuale danno economico per i piccoli-medi produttori, che non potrebbero competere con il potere delle multinazionali. Per queste ultime, il volume d’affari sul mercato mondiale supera i seimila milioni di dollari, soprattutto grazie alla commercializzazione di soia, cotone e mais geneticamente modificati.

Andrea Dalla Palma (inviato di Unimondo)


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