OGM: l’Alto Adige li mette definitivamente al bando
L’Alto Adige ha messo al bando qualsiasi coltura geneticamente modificata ed è ufficialmente OGM-free.
La Giunta provinciale di Bolzano ha infatti approvato una legge che vieta l’uso di sementi OGM in Alto Adige, mettendo quindi del tutto al bando tutti gli OGM. La norma è stata portata avanti con tenacia dall’assessorato all’agricoltura nella figura di Hans Berger che ha dovuto anche scontrarsi contro la volontà dell’Unione Europea di non mettere al bando gli OGM.
Il presidente di AIAB (Associazione Italiana Agricoltura Biologica) , Marco Ferrante si dichiara ovviamente molto soddisfatto della decisione AltoAtesina sugli OGM e rilancia con una proposta molto interessante:
- ” lanciamo la proposta di creare un bio-distretto alpe-adriatico caratterizzato per l’esclusione degli OGM cui la Provincia Autonoma dell’Alto Adige e il Friuli Venezia Giulia potrebbero aderire di diritto a seguito delle leggi antitransgeniche adottate“.
Riuscirà Ferrante nel suo intento? noi seguiremo l’evolversi della proposta e vi terremo sempre aggiornati.
ORGANISMI naturalmente MODIFICATI
Gregor Mendel È CONSIDERATO IL PADRE DELLA MODERNA GENETICA
È un sorso di birra frutto di cinque anni di ricerca quello con il null-LOX, la varietà di orzo selezionata nei laboratori del Carlsberg Research Center. Una varietà , realizzata con la tecnica dell’impollinazione incrociata, che resiste agli attacchi dei parassiti, ma soprattutto che produce una birra che rimane fresca più a lungo.
Birgitte Skadhauge, direttore per la ricerca sulle materie prime dei laboratori danesi Carlsberg, ci tiene a precisare che la tecnica dell’impollinazione incrociata non è Ogm e «non presenta alcuna differenza» da quella usata da Gregor Mendel per i suoi famosi piselli. Le nuove varietà vengono infatti prodotte facendo incontrare le antere cariche di polline con gli stami delle piante madri.
Questa tecnologia, utilizzata da Carlsberg fin dal 1930, non è l’unico metodo per migliorare i geni delle specie vegetali utili all’uomo. Tra queste metodiche, come racconta la professoressa Maria Lodovica Gullino, Direttore del Centro di Competenza per l’Innovazione in Campo Agro-ambientale Agroinnova di Torino, per molto tempo vi è stato anche l’utilizzo della radioattività . Negli anni 50 e 60, per modificare il patrimonio genetico del grano lo si irradiava, «andando poi a vedere cosa era successo». Questa tecnica permise di originare nuove ottime varietà . Il problema, spiega Gulino, è che in questo modo si producono anche delle mutazioni che non si vedono, «mentre con l’ingegneria genetica si opera selettivamente sui geni di interesse». Ingegneria genetica che non è solamente la tecnica del Dna ricombinante, quella associata agli Ogm, ma ogni tecnologia che interviene sul Dna in maniera mirata.
Una delle tecniche interessanti da questo punto di vista, spiega ancora Gullino, è la cisgenetica, che sposta geni appartenenti alla stessa specie. Gli obiettivi che i ricercatori si pongono non riguardano solamente la resistenza alle malattie o l’aumento dei raccolti ma, come racconta Paolo Marchesini, responsabile delle relazioni istituzionali per il Sud Europa di Pioneer Hi-Bred, si propongono di «ridurre le fluttuazioni delle rese e raddoppiare la velocità del miglioramento genetico». Occorre infatti riuscire a dare maggiori garanzie agli agricoltori e aggirare il ciclo annuale delle piante. Le tecniche sviluppate e utilizzate da Pioneer Hi-Bred sono diverse. Tra queste vi è ad esempio il sistema «Accelerated Yield Technology-AYT», che sfrutta in maniera sinergica le diverse informazioni genetiche; la «Laser-Assisted Seed Selection – LASS», ossia la selezione del seme assistita dal laser per conoscere le caratteristiche di ogni singolo seme della pianta prima ancora di seminare o il «Gene shuffling», una metodica che stimola l’attività dei geni ritenuti più interessanti.
Accanto a queste vi è poi l’uso intensivo della selezione assistita da marcatori molecolari (Marker assisted selection – Mas): una tecnologia ormai matura che ha permesso di migliorare le culture di molti alimenti. «La velocità di elaborazione dei marcatori – spiega Marchesini – nell’ultimo decennio è aumentata di mille volte». Accanto a queste metodiche andrebbero anche inserite quelle sul Dna ricombinante, o transgeniche, oggi in Europa molto regolamentate. Una regolamentazione che finisce anche per colpire i metodi non trans: dalla cisgenetica al gene shuffling. «ÃƒË† come avere un tavolo al quale manca una gamba», suggerisce Marchesini. La sfida è chiara: cibo sufficiente per l’umanità di domani.
Ogm: Pe, per vietare le colture in Ue bastano motivi ambientali
Gli Stati membri che vogliono limitare o vietare la coltura di organismi geneticamente modificati (Ogm), “dovrebbero poter invocare dei motivi ambientali”: dalla resistenza ai pesticidi alla disseminazione nell’ambiente alla tutela della biodiversita’. E’ quanto hanno sostenuto oggi a Bruxelles i deputati della commissione ambiente del Parlamento europeo in quanto ritengono che le ragioni ambientali “potrebbero rafforzare la protezione giuridica dei Paesi che vogliono vietare prodotti transgenici, contro eventuali contestazioni all’Organizzazione mondiale per il commercio (Wto)”. Ma anche, aggiungono, queste misure permetterebbero di completare “il ruolo dell’Agenzia europea per la sicurezza alimentare nella valutazione delle ripercussioni degli Ogm sulla salute e l’ambiente”.
La maggioranza degli europarlamentari nella commissione ambiente ha quindi giocato, oggi a Bruxelles, la carta del compromesso sulle motivazioni che possono invocare gli Stati membri per vietare di introdurre la coltura di Ogm sul loro territorio. Infatti, se una parte degli eurodeputati avrebbe preferito respingere in blocco la proposta dell’Esecutivo Ue, la maggioranza invece ha preferito seguire la relatrice, la liberaldemocratica francese Corinne Lepage, votando in favore dell’inserimento delle motivazione ambientali nella proposta della Commissione europea. Per Lepage, con questo voto gli eurodeputati hanno inviato una segnale chiaro al Consiglio e all’Esecutivo Ue: ossia, “Bisogna mantenere il sistema di autorizzazione comunitario degli Ogm, riconoscendo nel contempo che certi aspetti agroambientali, come gli impatti socioeconomici legati alla contaminazione, possono essere invocati dagli Stati membri per giustificarne il divieto di coltivarli”. I deputati della commissione ambiente sono anche convinti che gli aspetti socioeconomici potrebbero costituire un motivo legittimo per vietare la coltura degli Ogm: ad esempio quando il rischio di contaminazione non puo’ essere controllato, o per proteggere altri tipi di colture. In Europa Austria, Francia, Grecia, Ungheria, Germania e Lussemburgo applicano una ‘clausola di salvaguardia’ per vietare la coltura di alcuni Ogm allo scopo di proteggere la salute e l’ambiente sul proprio territorio. (ANSA).
L’Europa non crede negli ogm. L’America si’.
di Alex Giuzio – Agrinotizie.com
L’ultimo rapporto dell’Isaaa evidenzia il calo degli ettari coltivati a ogm, tecnologia nella quale credono solo gli Usa e i paesi in via di sviluppo.
L’inizio della coltivazione degli ogm a scopi commerciali risale a quindici anni fa. In tutto questo tempo su tali prodotti si sono scatenate una miriade di polemiche (ultima, due giorni fa, quella sul latte di mucca da destinare ai neonati). Ma, a quanto pare, non ha avuto altrettanto successo la loro coltivazione: a dirlo è addirittura un’associazione pro-ogm, l’Isaaa (International Service for the Acquisition of Agribiotech Applications), che ogni anno pubblica dei dossier sul biotech giudicati attendibili anche da chi è contrario a questa tecnologia.
L’ultimo rapporto dell’Isaaa, appunto, ha evidenziato come la superficie mondiale coltivata a ogm nel 2010 sia cresciuta del 10%: una percentuale che ha deluso le aspettative dei più ottimisti, e che comunque non riassume in maniera efficace l’andamento nei vari continenti del mondo. Se l’America, infatti, rimane il paese leader per la coltivazione degli organismi geneticamente modificati, grazie ai 66,8 milioni di ettari ai quali seguono i 25,4 milioni di un Brasile in straordinaria crescita (+19% in un anno), lo stesso non può dirsi per l’Europa, che dopo il calo del -12% registrato nel 2009 ha fatto segnare un -3% nel 2010.
Gli ettari coltivati a ogm in Europa sono solo 91 mila, quasi tutti a mais e quasi tutti in Spagna. In quest’ultimo paese, tuttavia, se la percentuale totale delle superfici coltivate si è abbassata, quella dei soli ogm è rimasta stabile: un dato che evidenzia come questo Stato creda più degli altri in questo tipo di coltivazioni, praticamente vietate nella maggior parte dell’Europa, il che spiega l’esiguo numero di ettari a loro destinati.
A credere molto di più negli ogm sono invece i paesi in via di sviluppo: dietro al già citato Brasile, che grazie al suo grande aumento di ettari si è piazzato al secondo posto della classifica mondiale, sono infatti presenti paesi come Argentina, India e Cina. Le coltivazioni ogm di Sud America e Asia costituiscono la metà del totale mondiale: una dimostrazione di quanto questa economia sia utile a tutti i paesi in via di sviluppo. E’ in particolare la soia ad essere il prodotto ogm più coltivato, con il suo 50% del totale delle superfici coltivate a ogm (70% in Brasile), seguita da mais (30%) e cotone (14%).
di Alex Giuzio – Agrinotizie.com
ALIMENTARE: COLDIRETTI, CON ROMANO PER MADE IN ITALY E NO OGM
(AGI) – Roma, 1 apr. – Il ministro delle Politiche agricole Saverio Romano “trovera’ la Coldiretti sempre al suo fianco nelle battaglie per difendere in Italia e in Europa l’identita’ territoriale delle nostre produzioni agricole contro l’omologazione provocata dagli organismi geneticamente modificati (Ogm) e per smascherare il prodotto estero spacciato come Made in Italy con l’obbligo di indicare la provenienza della materia prima in etichetta.” E’ quanto ha affermato in una nota il presidente della Coldiretti, Sergio Marini, commentando le dichiarazioni di Romano sulle linee programmatiche del suo dicastero. “Il futuro della nostra agricoltura”, ha concluso Marini, “sara’ infatti nell’essere diversi e migliori e non omologati a quei sistemi produttivi che operano con strutture di costi per noi irraggiungibili e in situazioni di dumping sociale e ambientale intollerabili”.
